“Cybersecurity”: chi è costui?

Fabbrica digitale non rappresenta un modello di sviluppo univoco del sistema industriale manifatturiero ma un modello generale, onnicomprensivo, da perseguire secondo potenzialità e modalità proprie, per gradi e sequenze successive. Ma una cosa è certa: qualunque interpretazione o implementazione si scelga, porta a un numero crescente di dati e informazioni che devono essere processati, interpretati, classificati, messi a disposizione soltanto a chi è autorizzato. Dai e informazioni che devono essere rigorosamente tutelati da indebite intromissioni.

I sistemi di produzione «smart» devono essere protetti dalle vulnerabilità che possono sorgere a causa della richiesta di maggiore connettività, dell’utilizzo di reti wireless, di sensori e di una diffusa tecnologia dell’informazione. Accanto alle dotte elucubrazioni e alle diffuse presentazioni di prodotti di supporto alla Fabbrica digitale sta emergendo con forza il tema della sicurezza.

I dati macchina rappresentano uno degli aspetti più complessi e più in rapida crescita dei Big Data. Sono anche tra i più preziosi in quanto contengono una registrazione completa delle operazioni degli utilizzatori, dell’attività dei clienti, delle informazioni date dai sensori, del comportamento delle macchine, delle minacce alla sicurezza e altro ancora. Di idee in proposito nel mondo ne stanno sorgendo tante, ma ci sono prospettive e barriere. Anzitutto i produttori sono riluttanti ad adottare tecnologie di sicurezza comuni, come l’autenticazione e la crittografia del dispositivo, a causa di preoccupazioni per i potenziali impatti negativi delle prestazioni nei loro sistemi. A questo si aggiungono le minacce di attacchi avanzati specificatamente destinate ai sistemi industriali. Non si tratta di fole, ma di minacce reali alla sicurezza. Nella Fabbrica digitale, produzione e sicurezza informatica devono essere considerati come un obiettivo unico della strategia aziendale. Anche una singola violazione distruggerebbe la percezione di fiducia e il rapporto produttori e utilizzatori, che potrebbero rischiare di perdere informazioni vitali e riservate sui processi di produzione. Si pone con evidenza la necessità di elaborare un quadro di gestione del rischio di sicurezza informatica con il supporto di linee guida, metodi e strumenti per consentire ai produttori, ai fornitori di tecnologia, ai fornitori di soluzioni, per valutare e garantire la sicurezza informatica dei nuovi sistemi di produzione intelligenti. Informazioni sulla sicurezza informatica dovrebbe essere incluse nella formazione di base per i nuovi assunti e i produttori di sistemi dovrebbero assicurare un servizio di «assicurazione» iterativo durante tutto l’anno. Un tema molto complesso che dovrà essere ripreso spesso dai media. Trascurarlo potrebbe ingenerare rallentamenti se non addirittura blocchi nella implementazione del percorso Fabbrica digitale.

di Michele Rossi

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