Lavoratori “su richiesta”: iattura o realtà?

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Cresce nel mondo il numero di compagnie che non hanno dipendenti (o pochi) e di pari passo cresce la pratica dei lavoratori “su richiesta”. Negli Stati Uniti gli studi  stimano al 2020 un valore dal 30 al 40% della forza lavoro. Pur prudenti, si tratta di valori che meritano attenzione perché mettono in evidenza un tema con il quale, prima o poi, dovremo confrontarci. Un tema critico, ma figlio dei nostri tempi, quando i cambiamenti incalzano.

Tramonta il concetto di proprietà e la disponibilità di un bene diventa una nuova forma economica per automobili, biciclette, macchinari, case. Si affacciano nuove architetture aziendali modello “core business” – filiere di fornitura variabili alla bisogna. Tutte le evoluzioni – che per alcuni aspetti possono sembrare regressioni – nascono e si nutrono di molteplici realtà:  sopravvivenza, competizione, cinismo, opportunità, convenienza, profitto. Tutte devono essere cavalcate, addirittura anticipate e c’è sempre un sottile confine tra le liceità delle scelte adottate e l’ingiuria morale delle stesse.

L’economia “stop and go” mette a dura prova le scelte imprenditoriali e potere operare con un buon numero di gradi di libertà è importante per essere scattanti e veloci quando passa il carro delle opportunità di mercato. Il lavoratore “su richiesta” è figlio dei tempi, della globalizzazione, dell’insicurezza, del decentramento produttivo, dei mercati fluttuanti, della flessibilità, delle nuove tecnologie. La Fabbrica digitale trova il proprio significato vincente nell’immediatezza delle informazioni e nella immediatezza delle reazioni. Non ci sarà futuro al di fuori di questo significato. Questa Fabbrica va portata avanti e, transizione o rivoluzione che sia, richiede traghettatori non penalizzati dalle consuetudini aziendali, a supporto del guado verso il futuro.

Ci dobbiamo chiedere se l’economia “freelance” ci possa aiutare a trovare le risorse necessarie, sempre fresche e specializzate. Se un ricambio accelerato possa favorire un’evoluzione continua. Probabilmente sì, ma senza indugiare su comode e sovente miopi azioni speculative. Il vero risparmio non è nello spostamento della persona da costo fisso a costo variabile, ma nella revisione del proprio modello organizzativo e produttivo. Si apre il mercato della richiesta e dell’offerta di professionalità. Piattaforme di dati di liberi professionisti e di dati aziende dovranno supportare l’effettuazione delle scelte. Un ruolo fondamentale è rappresentato dalle tecnologie. La mobilità è l’ingrediente principe e i dispositivi mobili avanzati vanno proprio in questa direzione. Il freelance si gioca la sua professionalità e la sua remunerazione sulla conoscenza, sulla tempestività di intervento e sull’intima connessione con la realtà committente. Parimenti le nuove tecnologie consentono di monitorare e analizzare costantemente il lavoro freelance. Il tema è complesso e quanto accennato costituisce soltanto una visione prospettica. I professionisti “su richiesta” diventeranno di fatto una realtà, ma ci vorrà comunque del tempo per vedere inquadrato adeguatamente il fenomeno, dal punto vista normativo. E’ inevitabile un po’ di confusione.

di Michele Rossi 

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