2020: siamo pronti (?)

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fonti rinnovabiliI target europei per il contenimento del riscaldamento globale (i cui effetti sono sempre più evidenti sull’ambiente) prevedono, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra (GHG) rispetto ai corrispondenti valori del 1990, il raggiungimento di una quota pari al 20% di energia derivante da fonti rinnovabili e la riduzione del 20% del consumo primario di energia. Spesso ci si riferisce a tali obiettivi utilizzando la sigla “20-20-20“.

Nell’ottobre 2015 l’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environment Agency, EEA) ha pubblicato il rapporto annuale “Trends and projections in Europe 2015” (disponibile al sito www.eea.europa.eu), con lo scopo dichiarato di fornire una valutazione aggiornata dei progressi compiuti dall’Unione Europea e dai singoli stati membri in tale direzione, anche attraverso previsioni di medio e lungo termine.

Nel report annuale l’EEA evidenzia che l’Unione Europea è sulla strada giusta per soddisfare ciascuno dei suoi obiettivi per il 2020, e i progressi sono particolarmente evidenti per quanto riguarda le emissioni di gas serra. La riduzione delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) era già pari al 19.8% nel 2013, e un ulteriore significativo miglioramento è stato riscontrato nel 2014, in cui la riduzione ha raggiunto il 23% (il 24% se si esclude il trasporto aereo internazionale), superando ogni previsione precedente. A tal proposito bisogna ricordare che essendo stato il 2014 un anno particolarmente caldo in quasi tutta Europa, la domanda di energia per il riscaldamento è stata sensibilmente ridotta rispetto al 2013. Sulla base delle ultime proiezioni degli stati membri, l’Unione Europea può ottenere con le misure in vigore una riduzione delle emissioni di gas serra del 24% entro il 2020, mentre con ulteriori misure (attualmente previste) si potrebbe raggiungere il 25%. Anche l’implementazione delle fonti rinnovabili nel mix energetico dell’UE è in costante crescita, contestualmente alla parallela riduzione del consumo di energia. In entrambi i casi il mantenimento degli attuali ritmi sino al 2020 sarebbe sufficiente al pieno raggiungimento degli obiettivi imposti. Risulta evidente la natura strettamente interconnessa dei progressi compiuti: i minori consumi e l’utilizzo di mix energetici con minor impiego di combustibili fossili (favorito dall’incremento dell’uso di fonti rinnovabili) sono due fattori chiave che compartecipano alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Mentre l’UE, nel complesso, è in linea con gli obiettivi imposti, la situazione dei singoli stati membri è disomogenea. Ad oggi risulta che 13 stati (tra cui l’Italia) sono proiettati al soddisfacimento degli obiettivi nazionali in tutte le tre direzioni. Anche in questo caso è stato registrato un miglioramento, in quanto nella valutazione del 2014 risultavano solo 9 gli stati virtuosi. Nonostante gli sforzi compiuti, molto deve essere ancora fatto per il raggiungimento degli ambiziosi target a lungo termine, che prevedono un passaggio dall’obiettivo “20-20-20” per il 2020 al “40-27-27” per il 2030. Il problema interessa direttamente il comparto industriale, per definizione energivoro, che grava per quasi il 40% delle emissioni mondiali dirette e indirette di CO2. Inoltre, come evidenziato dall’International Energy Agency (IEA) nel report “World Energy Outlook Special Briefing for COP21“, la produzione di energia e il suo consumo comportano l’emissione dei due terzi delle emissioni globali di gas serra. La strada è impegnativa, ma deve essere il cuore dell’azione globale per affrontare il cambiamento climatico.

di Paolo C. Priarone

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