Due mondi alla ricerca di un’alleanza per educare i giovani al lavoro

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giovani e lavoroOggi i mondi della scuola e dell’imprenditoria si cercano e vogliono trovare forme di collaborazione efficaci per educare i giovani al lavoro. Perché? Almeno per tre ragioni. Perché le imprese riprendano a crescere, cercando giovani qualificati e specializzati. Lo spiega Unioncamere: “La manifattura italiana, soprattutto quella più innovativa e proiettata sui mercati esteri (dalla meccanica all’alimentare, dal chimico-farmaceutico alla plastica) pare sia passata al contrattacco: nel 2015 una industria su cinque assumerà personale dipendente, mentre nel 2014 era una su sei. Nel mirino dei ‘cacciatori di teste delle imprese’ oltre a professionisti di punta (ingegneri, analisti e progettisti di software, tecnici delle vendite…), anche operai specializzati richiesti soprattutto dall’industria alimentare e meccanica”. Perché la normativa sulla scuola e la formazione professionale ha recepito l’esigenza di avvicinare i giovani al lavoro anche durante il periodo scolastico. Lo sottolinea Confindustria nel vademecum per le imprese presentato il 13 ottobre 2015: “‘La Buona Scuola’ ha finalmente riconosciuto agli studenti italiani il diritto di imparare lavorando. L’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro obbligatoria è una delle più significative innovazioni introdotte dalla riforma scolastica. Un’innovazione attesa da tempo”. Perché il recente accordo interistituzionale tra stato, regioni e province autonome del 24 settembre 2015 intende avviare e consolidare, anche in Italia, “un sistema duale dell’Istruzione e Formazione Professionale” fondato sull’apprendistato e sull’alternanza. Numerosi, dunque, sono gli strumenti messi a disposizione dei due mondi per rendere efficace la collaborazione. Tra questi richiamo l’attenzione sull’alternanza che si sta rivelando il modello più diffuso per l’educazione dei giovani al lavoro. Una metodologia che mira a formare persone in grado di affrontare in modo consapevole e attivo le responsabilità della vita adulta e consente di combinare attività presso la scuola (docenza frontale, esercitazione, ricerca, progetto) ed attività nelle aziende (visite, ricerche, compiti reali) in base ad una vera e propria alleanza educativa territoriale tra scuola, Centro di Formazione Professionale (CFP) ed imprese. Pur in presenza di maggiori difficoltà oggi enti di formazione professionale e imprese sono chiamati ad avviare una nuova sperimentazione scommettendo sull’apprendistato per i minori. Sulla base di un’intesa con il sistema delle imprese, i CFP dovranno sviluppare percorsi ispirati al sistema duale tedesco, dove l’apprendista svolge un’esperienza di lavoro su compiti reali significativi ed integrati con una formazione coerente ed acquisita presso il Centro, in base ad una metodologia personalizzata, centrata sulla progressione dei livelli di autonomia e di responsabilità nell’effettuare i compiti del lavoro e della vita. Ci sono le condizioni, insomma, per affermare che il mondo scolastico, il mondo della formazione professionale e quello delle imprese possono collaborare per educare i giovani al lavoro sostenendoli in modo più efficace nel difficile inserimento lavorativo.

Educare i giovani al lavoro. Ma a quale lavoro? La domanda è importante perché la questione del lavoro è anche una questione culturale ed educativa, oltre che occupazionale. Alternanza ed apprendistato non possono essere ridotti a proposte puramente organizzative. Occorre dare a questi strumenti una visione. La pedagogia oggi ci parla di “lavoro buono” e di “lavoro cattivo”. Gli operatori dei CFP e i responsabili delle imprese sono chiamati ad educare i giovani al “lavoro buono”, quello che consente alla persona di entrare in un rapporto autentico con il reale, incontrare l’altro non come fastidio ma come portatore di un bisogno, riconoscere le proprie facoltà e sentirsi legati al compito di migliorare il mondo facendo al meglio ciò a cui ci si dedica. Solo così gli operatori dei CFP e i responsabili delle imprese contrasteranno il “lavoro cattivo”, quel lavoro che presenta le caratteristiche della provocazione, della provvisorietà e distacco, del disimpegno… Caratteristiche delle nuove forme di alienazione.

di Mario Tonini

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