Zero scarti?

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La nostra società dei consumi produce scarti. Come è strutturata oggi, più consumi, più scarti. Rischiamo di esserne travolti. Ben vengano i consumi! Quindi è necessario agire sugli scarti. Molti di essi si recuperano: nasce il business degli scarti. Si sviluppa in parallelo una maggiore consapevolezza ambientale. Nelle fabbriche si ripresenta un concetto produttivo non recente, ma mai decollato, quello del ciclo vita, nel quale il contenimento di emissioni nocive e scarti trova spazio. È possibile produrre eliminando gli scarti? Teoricamente sì. Il riciclo è uno strumento che va in questa direzione. Le discariche un’opzione da minimizzare. Tutto parte proprio dalla diffusione della consapevolezza ambientale nelle comunità di persone, appartenenti alla società civile, al mondo del lavoro, alla scuola. Il primo obiettivo è di operare a monte. La globalizzazione ha modificato i modelli di business e la ricerca della competitività passa attraverso l’utilizzo di strumenti più affinati rispetto al passato. Snellezza ed efficienza sono ricercate in tutte le pieghe della fabbrica. Si affacciano strategie per raggiungere determinati obiettivi di sostenibilità aziendale, come plus spendibile verso il mercato. Una filosofia, un pensiero, sono alla base: i rifiuti costituiscono una anomalia fuori posto. Le aziende automobilistiche sono impegnate nella produzione di autovetture con riduzione delle emissioni e minori consumi. Già da qualche anno alcune sono impegnate nella campagna verso lo scarto zero. La filiera dei fornitori ne è coinvolta. Scandali a parte, ci sembra un bell’obiettivo. I rifiuti sono eliminati o riciclati. Il riciclo deve generare valore, se non genera entrate è necessario pensare a sostituzioni di materiali, cambiamenti di processi, cambiamento di fornitori. Lo sviluppo sostenibile è sovente soltanto uno slogan. Si sottovaluta che può essere una opportunità.

Le economie occidentali hanno riscoperto il manifatturiero come fondamentale risorsa dello sviluppo. Ma la competizione è grande e la ripresa produttiva deve utilizzare metodi, organizzazioni, processi nuovi. Il rilancio vede in prospettiva una fabbrica ridisegnata che utilizza gli avanzati strumenti di simulazione per configurarsi in versione ottimizzata, dal capannone al rilascio dei prodotti. Simulazione significa anche potere valutare le potenzialità di diversi materiali e il loro impatto lungo tutto il ciclo vita, estrazione, trattamento, lavorazioni, dismissione del prodotto. Nella Fabbrica digitale, interconnessa con la supply chain, la gestione dei dati è pratica essenziale, così come la tracciatura. Il monitoraggio delle informazioni sui rifiuti consente di comprendere tutti i materiali generati, riutilizzati e riciclati. Questo rende possibile rivelare opportunità per una strategia di riduzione degli scarti. Alcuni impianti hanno individuato nella sostenibilità il proprio riferimento di sviluppo e di competizione. Per la maggior parte delle Pmi, che sono l’asse portante dell’economia del nostro paese, la sostenibilità è però considerata più un costo che un’opportunità. È possibile pensare alla creazione di «sinergie sottoprodotto», dove lo scarto che esce da un’azienda diventa una opportunità di business per un’altra azienda? Le moderne spinte alla collaborazione lasciano ben sperare. Le nuove competitività e le nuove opportunità economiche passano anche attraverso la ricerca di condivisione di pratiche virtuose, la cooperazione impresa-impresa e mondo accademico–impresa. Servono linee guida e definizioni per portare avanti una maggiore consapevolezza verso il percorso «rifiuti zero» e per contribuire a rendere questo percorso più agevole possibile per le aziende.

di Michele Rossi

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