Ciao

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enzo guaglione tecniche nuoveCongedo, dal latino “Commeatus”, da commeare (andare e venire), congedarsi, composto da cum (con) e meare (passare). In espressioni come “prendere commiato” questa parola emerge con un significato di carattere rétro: qui il commiato è il permesso di allontanarsi, la licenza di partire. Però questo significato non esaurisce il commiato: infatti esso è passato a indicare la separazione stessa, il momento del saluto e il piccolo rito che li accompagna. Il mio commiato è ripulito da formalismi gerarchici ed esprime tutta la sua intensità; vivo questo mio saluto come esperienza della transitorietà dei fatti umani. Insomma, dico addio alla mia cinquantennale esperienza presso Tecniche Nuove e scrivo la mia ultima “Ultima parola”. Certo, è malinconico il commiato quando si salutano lettori e colleghi, ma è anche un momento di rispetto, in cui ci si riconosce prima di separarsi, un momento vissuto per mezzo secolo con una presenza davvero profonda. Devo abituarmi a questo, tra le tante novità buone e meno buone – ahimè tantissime – che il mondo ci offre.

Mi rendo conto del passare del tempo quando vedo i cambiamenti; pensate alle macchine utensili di mezzo secolo fa: è facile dire le macchine cambiano, ma le idee restano; diciamo che resta una base, sulla quale lavorare, che viene sviluppata e personalizzata da chi arriva dopo. Perciò il commiato sigla il cambiamento, delle persone, della macchine, del lavoro, della vita, dell’azienda e quant’altro. L’efficienza dei “sistemi umani” aumenta dalla nascita fino a trent’anni circa, poi cala; grosso modo, un ragazzino di 10 anni vale come il nonno di 75 anni. Tuttavia, i soggetti fisicamente attivi sono più performanti e allora si può essere vecchio prima del tempo, giovane in età avanzata, essere vecchio del mestiere… è una storia vecchia. Vabbé, concedetemi la qualifica di vecchio del mestiere, mi fa sentire giovane!

Diverso è quanto accade nelle macchine; dopo una certa età la loro efficienza diminuisce e non c’è allenamento che le tiene in forma; tant’è che per le automobili hanno inventato la rottamazione. Insomma, macchina vecchia non fa buon truciolo, per essa non ci sono incentivi alla rottamazione, magari mascherati da “ecoincentivi”. Ne parlano anche i ministri, ma solo quando si tratta di automobili, le macchine utensili non sanno cosa sono. Le vecchie vetture sono causa di inquinamento urbano, le vecchie macchine utensili sono causa di inquinamento tecnologico, che frena lo sviluppo industriale. I nostri costruttori di macchine utensili sono vecchi del mestiere e sanno cogliere gli attuali sintomi del miglioramento del mercato interno. Forza, allora, diamo loro una scrollatina! Da anziano l’ho fatto già tante volte e lo faccio ora in questo articolo; ai miei successori consiglio di assecondare con i loro articoli la voglia di rischiare degli imprenditori: diventeranno tutti più performanti.

Torno all’emozione del mio commiato, la quale è un attimo di sogno dove la ragione non può entrare. È la competizione, la gara, che ci fa stare svegli; per i nostri nonni di Neanderthal, la gara con gli altri li ha aiutati a progredire, magari attraverso qualche selezione un po’ brutale. Ma la gara tiene anche giovani, finché l’età fisiologicamente lo permette. Poi basta, è giusto! Dunque, non penso che non avrò più una bella cosa, la professione del comunicare, penso al privilegio e alla fortuna di averla potuto godere quando c’era. Così il congedo è più facile. Ciao.

di Enzo Guaglione

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