Meno male che c’è la conoscenza

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conoscenzaUna maestra d’asilo osserva la classe mentre disegna, si avvicina a una bimba e le chiede che cosa stesse disegnando. La bimba risponde: “Sto disegnando Dio”. L’insegnante dice: “Ma nessuno sa com’è fatto Dio”. E la bimba: “Tra un minuto lo sapranno”. Una garbata arroganza, una sorta di umile presunzione, due ossimori per incorniciare una forma emozionante di comunicazione.

Da trent’anni cerco di disegnare il paradiso della macchina utensile, governato dal Dio tornitore o fresatore. Già, direte voi: non se n’è inventate abbastanza l’uomo di divinità? Lo vedete un Dio che fa sistema, che fa rete? Lo vedete un Dio tornitore, che prende un pezzo d’acciaio e ci soffia sopra per fare un ingranaggio? La bambina ha detto una cosa stupenda, che solo lei poteva dire, perché ancora non sa nulla e perciò può tutto. Cito Erich Hoffer: “In un’epoca di cambiamenti radicali, sono i principianti che ereditano il futuro. Chi sa già è equipaggiato per vivere in un mondo che non esiste più”. Lo diceva a metà Novecento; ma altre migliaia di volte nel lungo passato dell’umanità il futuro sembrava tremendo. La storia insegna? Essa sì, ma sono i suoi allievi che non la capiscono (o non studiano abbastanza).

La storia è emozione, le emozioni sono l’essenza della qualità e della varietà delle esperienze umane; senza emozionarsi la vita non avrebbe colore e senza lo scambio di conoscenza non avrebbe neppure spessore. Ho introdotto un tema importante: la condivisione del sapere. Alla EMO di Milano ho preso atto di realtà molto grandi, che fanno sistema per attivare un quadro di collaborazioni. Attenzione, collaborazioni, non acquisizioni! Condivisone del sapere, trasmissione della conoscenza. Bel tema. Ma quanto ci è utile il gigantesco sapere accumulato, se poi non sappiamo pescare in quell’oceano ciò che ci serve? Fra tanto bisogno di razionalità, per fortuna le emozioni si scavano i loro spazi, impongono la loro presenza, per esempio di fronte a un centro di lavoro intelligente, che si adatta da solo alle necessità del pezzo da costruire. Che fare? Ridere e gioire oppure rattristarsi e piangere? Sono necessarie entrambe le emozioni. Dobbiamo abituarci a questo, tra le tante novità buone e meno buone che la tecnologia ci offre.

A parte poche filiere di nicchia, oggi la competizione in tutti i settori è fortissima; le aziende sono strette in una morsa dalla quale è difficile uscire. Dunque, cambiare l’approccio al mercato è una priorità anche per chi fa truciolo; ci sono due itinerari da seguire: realizzare le proprie sinergie all’interno, utilizzando risorse, competenze, metodi e strumenti propri, oppure creare sinergie con altre imprese. Le circostanze contingenti oggi favoriscono quest’ultima necessità, perché la dinamica macroeconomica, la globalizzazione, la pressione dei paesi emergenti, le politiche di ribasso dei prezzi e di contenimento dei costi costituiscono uno scenario nel quale s’inseriscono i rapporti di collaborazione tra le imprese, per delineare nuovi obiettivi; e per sapere com’è fatto il Dio cliente. Internet è un mezzo, che si presta a impieghi di condivisione. Morale della favola: se io do un’idea a te e tu ne dai una a me, insieme abbiamo due idee; se poi te ne do un’altra, un’altra ancora e tu solo dopo la terza ti degni di darmene una poco importa, io ho sempre un’idea più di prima. Questi rapporti “confidenziali” dovrebbero esserci anche fra fornitori e clienti.

di Enzo Guaglione

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