Truciolo 4.0

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robot googleChe tempi! Uno è lì che non ha ancora finito di dire voglio questo modello e… oplà! Ecco spuntarne un altro… La fantasia corre, la tecnologia vola e le cose nuove viaggiano alla velocità della luce. Che cosa desiderare di più? Vogliamo strafare? Ma di quali cose sto parlando? Di automobili che parcheggiano da sole? Di elettrodomestici intelligenti? Di orologi che prevedono il futuro? Di smartphone che cuciono e rammendano? Ormai tutto deve sorprendere in continuazione, anche la macchina utensile; con i piedi ben piantati in officina, i costruttori di macchine lavorano, sperimentano e continuano a sentirsi protagonisti nella successione delle rivoluzioni industriali: siamo alla quarta, e la quinta fa capolino all’orizzonte.

C’è pure il robot a dare una mano alle macchine utensili e c’è addirittura Google; già, che cosa hanno a che fare le macchine utensili con Google? Non si vede ancora bene, ma è un segnale evidente dell’Internet delle cose come campo di attività futuro. Chissà! Forse un robot con sistema operativo di Google inserirà pezzi nella macchina utensile e comunicherà con l’ufficio tecnico. Le più recenti collaborazioni fra aziende dimostrano che tra macchine e robot le distanze si stanno accorciando. Il robot finirà per sostituire l’operaio o addirittura la macchina utensile? Di fatto, l’uomo interverrà meno nei processi futuri, mentre avrà un ruolo maggiore nello sviluppo delle condizioni quadro. Esistono app che aiutano i centri di lavoro ad adattarsi alle esigenze dei singoli operatori, anche quelli con i baffi. Insomma, il fresatore può rimanere attivo e produttivo fino in età avanzata, perché è supportato ergonomicamente ed è meno soggetto a incidenti o logoramenti fisici e psichici. Quello che scrivo non ha nulla a che vedere col valore degli operatori; dico solo che bisogna fare i conti con il continuo spuntare di innovazioni… e con il mercato!

Visto che una quota di superfluo è inevitabile, chi fa truciolo deve far fruttare commercialmente quella parte di moda tecnologica o sogno con la quale il suo partner costruttore di macchine ama esprimersi. Il punto culturalmente debole della rivoluzione industriale è la stravaganza forzata, che non esalta la professionalità, bensì si scontra con essa. Dunque, niente sofismi, niente ragionamenti capziosi, in apparenza logici, ma potenzialmente anche fallaci; ogni investimento deve essere sostenuto da un’intelligente coerenza pratica. Per essere concorrenziali, le imprese avranno sempre più bisogno di sistemi efficienti da un punto di vista energetico e ambientale, nonché di una produzione di massa, ma allo stesso tempo personalizzata. Per fare questo occorrono macchine, utensili, pezzi, ordinativi intelligenti, in grado di comunicare tra di loro e con gli esseri umani. Fra essi troviamo i robot, i sensori e le banche dati di vecchi sistemi, che riconoscono i dati fisici dei vari processi di produzione. Ebbene, l’Industria 4.0 offre un enorme potenziale di risparmio dei costi. Se la tecnologia si muove nell’ambito della concretezza e favorisce la personalizzazione, allora diventa un business. In questa filosofia arriva l’Internet delle cose, la rete che permette lo scambio di informazioni anche fra prodotti di ultima generazione per ottimizzare le risorse. Così pure gli oggetti che spuntano uno dopo l’altro diventano intelligenti grazie a chip e sensori. Morale della favola: la tecnologia può siglare con coerenza e senza compromessi una ricerca ai confini della realtà.

di Enzo Guaglione

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