Vita multitasking e dintorni

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lavorazione multitaskingHo ricevuto la lista che segue da un amico che non vedo più, ma mi contatta via e mail per mandarmi barzellette e battute su politici: ti accorgi di vivere nel 2015 quando: 1) cerchi di inserire la password nella lavatrice; 2) sono anni che non ti fai una partita a scacchi con dei pezzi veri; 3) hai 15 recapiti telefonici per i tuoi tre famigliari; 4) mandi una mail al collega che sta nella scrivania accanto; 5) non sei più in contatto con gli amici perché non hai Facebook; 7) quando telefoni da casa digiti “0” per avere la linea esterna; 8) i lavoratori temporanei sono più dei lavoratori dipendenti; 9) hai letto l’intera lista annuendo e sorridendo; 10) sei troppo preso per notare che nella lista manca il punto 6; 11) non puoi pensare liberamente perché sei certificato ISO 9001. Insomma, la vita moderna rende difficile la vita. Prendiamo l’ufficio tecnico di un’azienda: chi non sente la pressione della certificazione, delle norme, del risparmio energetico, delle convenzioni diventare più opprimente? Come dire: questo è il pane, questo è il salame, inventami un panino. Già, questo è il prezzo del progresso, della società che ci vuole tutti multitasking, con tante regole da rispettare, ma geniali e fantasiosi… una sorta di ossimoro moderno. E così ci troviamo a dover fare i conti con mille pressioni, altrettanti impegni e, alla fine, con noi stessi e con le macchine utensili multitasking, che rappresentano l’innovazione dell’industria manifatturiera del XXI secolo: dalla materia prima al prodotto finito in un unico piazzamento. Per carità, il multitasking si addice alle macchine, ai sistemi operativi, al cambio utensili ed è apprezzato ormai in tutto il mondo; ma chi usa allo stesso tempo computer, tablet, smartphone, macchine utensili e altri marchingegni che consentono di saltellare da un’attività a un’altra rischia una sorta di restringimento della materia grigia, la quale è più delicata della materia prima necessaria per produrre oggetti in un solo piazzamento.
Torno ora alle certificazioni che, insieme al progresso delle macchine utensili e dintorni, aprono ovviamente nuove opportunità di mercato. Macchine e certificazioni consentono di avere una struttura per migliorare i processi; le seconde forniscono al management gli strumenti per decidere dove e come le cose stanno funzionando bene e dove applicare al meglio le risorse per rendere i processi più fluidi e competitivi. La ISO 9.000, per esempio, è una norma volontaria relativa alla gestione della qualità e aiuta le imprese a garantire che siano soddisfatte le esigenze dei clienti. Di conseguenza, la stessa norma aumenta l’efficacia, rafforza la crescita e riduce i costi; dal punto di vista dei clienti, dà loro la fiducia che il fornitore possa soddisfare le singole esigenze, dunque dal punto di vista produttivo in officina è tutto ok: l’operatore alle macchine utensili sorride, magari a fior di labbra, ma sorride. Nell’ufficio tecnico, però, succede che il doversi giostrare tra norma e norma penalizza la fantasia dei progettisti, e di loro stessi rimane ben poco; e così, riuscire a fare qualcosa davvero per se stessi è una chimera. Ma, coraggio, questa non è una situazione sconfortante; siamo nel 2015, la vita è moderna così come l’abbiamo creata e dunque è degna di portare tale nome; la genialità del progettista ha altre possibilità per soddisfarsi, magari adattando le nuove macchine utensili con algoritmi tali da ridare i baffi al tornitore. Con un po’ di fantasia possiamo riprenderci la vita, anche se multiprocessuale.

di Enzo Guaglione

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