Casi di tolleranza

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linguaggio immaginiL’Homo è diventato Erectus (prima era scimmia, poveraccio!), si è alzato su due gambe per guardare più lontano; poi Habilis e ha imparato a fabbricare utensili, poi Sapiens e dipinge, parla, prega proprio come un uomo. Il cambio di nome sottolinea notevoli salti sulla strada dello sviluppo. Nel frattempo ha cominciato a parlare, a scrivere, probabilmente per immagini (geroglifici, pittogrammi o ideogrammi che fossero), poi a contare e via dicendo. Quest’ultima parte della storia è importante, perché riguarda il processo di acquisizione della conoscenza, cioè quella cosa (l’unica?) che ci fa diversi dagli altri animali. C’è chi indica tre fasi di questo processo, segnate dall’invenzione della scrittura, poi dalla stampa e dall’avvento, cinque secoli dopo, della televisione e del calcolatore; è nato così l’Homo Videns.

L’uomo ha acquisito il senso del futuro, conoscendo l’esperienza del passato; succedono cose simili anche nelle fabbriche, dove il senso del futuro ha cambiato il modo di lavorare e quello di stare al mondo. Mi domando se le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere anche intralci. Béh, direi entrambe le cose. Prendiamo l’area delle normative o delle sorelle «specifiche»; ci sono aspetti progettuali nei quali devono essere definite le cosiddette «specifiche di prodotto». Ci sono poi gli aspetti di controllo con adeguati sistemi di misura. Come dire, abbiamo trasferito alle macchine molte azioni che sapeva l’uomo, in molti casi i segreti del suo mestiere: le macchine non sbagliano, non si stufano, non si ammalano, non fanno sciopero, non si arrabbiano e rispettano le specifiche volute dai clienti. Insomma, sono buoni servitori e cattivi padroni. Ma non basta dire «Ok, ho bisogno di questi requisiti funzionali, quindi stringo le tolleranze». Il problema è che le tolleranze strette aumentano i costi.

Molti oggi si chiedono qual è la tendenza dell’innovazione: un indirizzo è mettere in campo strumenti che aiutino il progettista a definire e rispettare normative e specifiche in base ai costi e al risultato produttivo. Ci sono strumenti che permettono di ottimizzare e verificare un oggetto ancora prima che venga prodotto. Ovviamente le tolleranze devono essere controllate sia in fase di produzione sia sul prodotto finito. E qui le idee si scontrano con gli investimenti in tecnologie necessarie ad acquisire una grande quantità di dati in grado di dialogare fra loro, per fornire informazioni tali da ottimizzare il processo produttivo. Le idee non mancano; gli investimenti invece appassiscono e, si sa, le une senza gli altri sono come i discorsi di certi politici, cioè aria fritta. L’Homo Videns ha un difetto: tra le cose che sa sono poche quelle che apprende per averle lette e tante quelle che vede o sente attraverso immagini. Tutto gli si presenta immediatamente, tutto insieme, le normative, il controllo della qualità, le tolleranze, l’ecologia, l’innovazione, la stampa 3D, la fabbrica digitale, le direttive dei clienti; tutto arriva velocemente e velocemente se ne va, perché spesso non c’è ordine, non c’è tempo per organizzare e quindi immagazzinare la conoscenza.

Forse stiamo perdendo forme di sapere che erano legate ai tradizionali modi di produrre conoscenza; la lettura, per esempio. Il linguaggio del dialogo tra uomo e macchina è sempre più quello delle immagini: pulito, veloce, facile. Certo, la velocità è un vantaggio, la fatica risparmiata anche, ma il risultato resta un’incognita.

di Enzo Guaglione

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