Paradossi italiani

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Nell’Italia dei paradossi si sta riscoprendo il valore economico dell’impresa, ma nel contempo si fa sempre poco per togliere annosi paletti burocratici e insopportabili tartassamenti fiscali. Si fa ancora meno per disegnare politiche di indirizzo generali, condivise, che potrebbero costituire una guida di riferimento. A questo si aggiungano alcune, ma eclatanti, dannose accuse di comportamenti scorretti provenienti da diverse parti che, sovente anche immotivatamente amplificate dai media, contribuiscono a delegittimare l’attività di impresa.  Non è nostro intendimento né competenza entrare in meriti specifici ma possiamo affermare forte e chiaro che se non c’è impresa non c’è nemmeno Stato. E’ sufficiente guardare agli altri Paesi,  già emersi o emergenti, che si stanno sviluppando e creando benessere grazie alla elementare consapevolezza che per ottenere quanto raggiunto dai Paesi più evoluti è necessario ripercorrerne le esperienze, magari con modifiche per evitarne gli errori e migliorare ulteriormente le prestazioni. Questi Paesi hanno ben compreso che nella misura in cui sono in grado di generare proprie capacità di innovazione, essi possono disporre di un potente strumento per portare le proprie idee e i propri prodotti sugli altri mercati.  Ribadiamo quindi che, soprattutto in un momento di poca chiarezza generalizzata di obiettivi, il riconoscimento del valore economico di fare impresa è fondamentale per la crescita e il benessere. Sottolineiamo quindi la  convinzione che alcune delle dislocazioni aziendali all’estero siano, in un certo senso, anche una risposta al disagio dell’imprenditore che si trova ad operare in un ambiente che, a seconda delle proprie sensibilità, può anche giudicare non amico sotto molte angolazioni. Il nostro imprenditore è istintivo ed emozionale, sovente ciclotimico. Deve potere contare indiscriminatamente su un clima diffuso di fiducia per essere il migliore del mondo. E’ in questa ottica che ci sentiamo di affermare oggi che anche i concetti di piccolissimo, piccolo o medio imprenditore possono avere poco significato. Ambiti, obiettivi, collocazioni diverse possono fare trovare spazio a chiunque.

Che dire poi del processo di svalutazione del “merito” che, negli anni,  ha spinto alcune delle nostre migliori intelligenze a entrare nel mondo della “fuga dei cervelli”. Chiunque si ponga in ostacolo demagogicamente allo sviluppo dell’impresa e impedisca lo sviluppo creativo di nuovi spiriti liberi e protagonisti, è moralmente colpevole e dannoso per la società. Oggi più che mai è necessario ritrovare un equilibrio tra le due anime che da sempre caratterizzano la nostra società: l’anima socialista e l’anima liberale. Pari opportunità a tutti, ma largo alle eccellenze, che sono tante, magari latenti, e abbasso l’appiattimento ideologico. Del resto che l’Italia disponga di eccellenze se ne accorta perfino la Comunità europea, che ha scelto una decina di piccole aziende europee e proprio alcune italiane, per farle partecipare al progetto pilota Prace Shape che ha lo scopo di sensibilizzare e fornire alle Pmi europee le competenze necessarie per sfruttare le possibilità di innovazione create da HPC (High Performance Computing) e aumentare così la loro competitività. Che ne dite?

di Michele Rossi

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