Uomini e robot

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Non tutti sanno che l’Italia ricopre un importante ruolo internazionale nello sviluppo della robotica avanzata. Un fiore all’occhiello non sufficientemente pubblicizzato e quindi poco noto ai più. Si sa, i ricercatori sono generalmente schivi  e, d’altro canto i media di larga diffusione sono perlopiù  interessati ad argomenti  frivoli, a volte anche demenziali, con i quali nutrono interessi e curiosità subdolamente spacciati come “cultura dei nostri tempi”. La robotica rappresenta una punta di quella cultura scientifica e tecnologica che, dalla prima rivoluzione industriale, costituisce il più potente fattore di sviluppo dell’umanità. In Italia però la consapevolezza collettiva del “valore” di questa cultura, in contrasto con la sua sempre maggiore pervasività nella vita quotidiana, continua a restare per così dire marginalizzata rispetto a molti altri Paesi sviluppati. Ovviamente vantiamo una cultura classica che tutto il mondo ci invidia, ma questo costituisce un “brodo”  culturale così specifico che diventa anche un vincolo del quale facciamo fatica a liberarci. Inoltre, a ben vedere, questo brodo si è molto annacquato nel tempo e oggi ci ritroviamo tutti affollati a nuotare in superficie. Pochi subacquei. Quanto vale per il Paese una cultura storica annacquata, superficiale? Ricordiamo l’aforisma di Platone, che recita “l’anima non porta niente con sé nell’altro mondo tranne la propria educazione e la propria cultura; questo si dice che sia il più grande servizio oppure il torto più grande che si possa fare a un uomo morto, proprio all’inizio del suo viaggio”. Fortunatamente, quali ranocchie, già da tempo molti di noi hanno spiccato un vigoroso balzo e si sono tuffati  in un altro brodo, di sapore molto diverso e stimolante, quello del sapere scientifico e tecnologico. L’Italia è diventata un forte Paese industriale e nella ricerca vanta oggi lusinghieri traguardi, nonostante un continuo anemico interesse da parte delle nostre amministrazioni pubbliche.

Proiettati oggi nella Società della Conoscenza – appunto scientifica e tecnologica – apprendiamo che questa, oltre a essere cultura è anche valore, potere, competitività. Ne siamo affascinati e nello stesso tempo preoccupati. Più della metà degli italiani non prende mai in mano un libro, nel 2012 soltanto il 46%.  Il 61,4% in Spagna, 70% in Francia, il 72% negli Stati Uniti e l’82% in Germania. Non consola nemmeno l’incremento di utilizzo di Internet che oggi coinvolge il 54% degli italiani, perché Adnkronos segnala che il dato risulta comunque ben 16 punti sotto la media europea.  Sarebbe poi necessario approfondire quale parte del nostro utilizzo di Internet afferisca veramente alla “cultura”. Cari amici, dobbiamo darci una scrollata. Molti altri Paesi utilizzano il sapere scientifico e tecnologico come strumento per correre più di noi. Nel 2020 Cina e India avranno a disposizione per il loro progresso 220 milioni di giovani acculturati e professionalmente molto preparati. I danni prodotti dalla nostra situazione di marginalità a livello collettivo potrebbero diventare irreparabili. A breve uomini e robot cammineranno a braccetto supportandosi a vicenda in tutte le attività che ci circondano, nello spazio, sul lavoro, in casa, in attività sociali, ludiche. L’uomo e la robotica hanno un grande futuro insieme, ma tutto questo funzionerà soltanto se sapremo tutti adeguatamente nuotare al livello degli altri Paesi nel brodo culturale che lo stato dell’arte ci metterà via via a disposizione.

di Michele Rossi

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