L’anno che verrà

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Siamo all’inizio di un nuovo anno “scolastico”. In autunno per i nostri figli comincia la scuola, e cosi anche per le aziende metalmeccaniche comincia un nuovo anno di lavoro. Fatto di lezioni, argomenti da imparare, nuovi compagni, preoccupazioni, esami, valutazioni. Ma alla fine tutti accomunati da un unico obiettivo, ovvero quello di superare l’anno. Partiamo con qualche “debito” alle spalle. I numeri che potremmo citare, i nostri voti, sono diversi. Ma tutti ci indicano che questo nuovo anno 2013/2014, partirà da una situazione di estrema gravità. Scenario, che con tinte più forti, condividiamo con il resto d’Europa. Elenchiamo alcuni di questi dati, tutti riferentesi al confronto 2012 su 2011: Pil -2.30%; produzione industriale – 6.60%; credito bancario erogato a imprese/famiglie espresso in miliardi e non delle vecchie lire pari a 1474,7 contro i 1512,5 del periodo 2011 su 2010; la disoccupazione ha raggiunto l’11.20%, mentre nel periodo precedente aveva raggiunto il già elevato tetto del 9.50%; le famiglie in disagio finanziario 30.9% contro il 16,3% del periodo 2011 su 2010; la pressione fiscale (% su Pil) è passata dal 51,6% al 55,5%; l’inflazione dal 2,90% al 3,30%, ed infine dulcis in fundo la domanda interna è passata da un -1% del periodo 2011 su 2010 al -5% del periodo preso in esame. Ma come qualche comico tempo fa era solito dire: “E non finisce qua!“. Perché nel 2012 le aziende protestate sono aumentate del 45% arrivando a quota 47.000 e i pagamenti hanno raggiunto nel trimestre ottobre-dicembre gli 85 giorni di media. E se a questo aggiungiamo poi il fatto che nella meccanica, cosi come in altri settori, la media delle proposte di pagamento sono 90-120 giorni, e per alcuni comparti, sempre afferenti all’asportazione di truciolo, si arrivano ai 360 giorni, il dado è tratto. La domanda di energia è scesa ai livelli del 1998 e il 2013, cari metalmeccanici, non è cominciato in maniera diversa. Ma questo a voi è noto. Nel trimestre gennaio-marzo abbiamo segnato il settimo periodo consecutivo di decrescita in termini di produzione, riuscendo in questo modo a raggiungere un vero e proprio record storico per l’Italia. Ci sono province italiane, altamente produttive, fortemente concentrate sulla meccanica, vocate ad esprimere qualità in settori di nicchia, come può essere l’automobilismo sportivo, oppure l’aeronautica, il packaging, la nautica, che sono tornate indietro di 15 anni. In uno scenario cosi dipinto, è normale che il sistema delle imprese si stia ristrutturando, dolorosamente, accogliendo in maniera definitiva questo periodo non come una crisi ma come una nuova realtà.

Vi domanderete cosa centra il titolo dell’editoriale, certamente positivo, con questa sciorinata di dati poco entusiasmanti. Ebbene, da una di queste province italiane, dove la meccanica è scolpita nel DNA delle persone, che formano la società e la cultura di quel posto, troviamo un’azienda meccanica di progettazione e produzione di macchine e attrezzature, che quasi un decennio fa capisce e parte con un manipolo di uomini, alla volta della grande Germania. Li si fa strada, sopporta le critiche avanzate rispetto alla nostra politica (ed hanno torto?), l’imprenditore piange in solitudine quando gli denigrano la sua Italia, ma resta e resiste. Oggi è un’affermata azienda sia nel nostro Paese sia in Germania. Non è stato un percorso semplice, ne facile, ne veloce, ma loro ce l’hanno fatta (e senza aiuti). Possiamo farcela tutti! Voi cosa ne pensate?

di Stefano Colletta

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