Laureati: ne possiamo fare a meno?

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E’ sempre difficile in Italia comprendere le logiche e le interconnessioni tra le variabili dalla cui combinazione si pensa che dovrebbe emergere, in un Paese “normale”, un quadro coerente di riferimento per un futuro di sviluppo armonico finalizzato al benessere di tutti noi. Del resto, è noto che siamo il Paese delle contraddizioni. Ne prendiamo una, molto parziale ma che riteniamo significativa anche a livello generale. Dato che ci occupiamo di meccanica, noi e i nostri lettori, siamo tutti al corrente delle riflessioni che attraverso i diversi media e anche attraverso le nostre pagine vengono effettuate in questi momenti  con l’intento di individuare soluzioni, tendenze, percorsi praticabili, insomma notizie o notiziole da fare circolare per contribuire a dare spunti al nostro sistema produttivo, oggi un po’ in affanno. Per quanto ci riguarda, senza velleitarismi, né presunzioni e senza scomodare i “massimi sistemi”. Le nostre  speculazioni sono generalmente molto concrete: il ripensamento e la reingegnerizzazione dei pezzi, la riduzione del tempo di attraversamento dal progetto al pezzo finito, il multitasking, l’automazione, le aggregazioni complementari, le reti, l’internazionalizzazione. Quindi ci informiamo e riferiamo sui progetti di ricerca europei e rileviamo che la maggior parte di questi, sul tema manifatturiero,  sono puntati su una Fabbrica del futuro intelligente, snella, flessibile, efficiente, compatibile. Anche il nostro Paese ne è coinvolto. Quindi, nella Fabbrica del futuro ci siamo e ci saremo. Chiuso il cerchio, ci sembra di essere soddisfatti della coerenza di intenti e obiettivi – ci siamo e ci saremo! – ma forse dimentichiamo troppo disinvoltamente che la circolazione delle idee è avvenuta prevalentemente tra “addetti ai lavori”. Poi arriva la “tegola”. Il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) fa una relazione preoccupata: in 10 anni (2003-20012) gli immatricolati alle Università sono diminuiti del 17%. Il calo delle immatricolazioni riguarda tutto il territorio nazionale. Ai diciannovenni la laurea interessa sempre meno, con un calo di iscrizioni del 4% negli ultimi tre anni. Quanto a numero di laureati, nel 2012 siamo al 34° posto su 36 Paesi OCSE. Non possiamo fare a meno di “cliccare” ancora una volta sui siti già consultati, che indicano le tendenze di sviluppo al 2020 e oltre per verificare se ci siamo sbagliati. Leggiamo di nanotecnologie, di nuovi materiali, di micromeccanica, di micro fabbriche, di robotica, di sistemi smart, di nuove tecnologie di fabbricazione, di fabbriche del futuro, appunto. Non ci siamo sbagliati! Clicchiamo allora dove sappiamo di potere trovare informazioni sulle future professionalità richieste. Autorevoli società di consulenza sono altrettanto coerenti nella loro sintesi: “serviranno figure professionali capaci di gestire sistemi comunque complessi”. Non intendiamo certo misconoscere la continua necessità, ora e per il futuro, di personale ben preparato dalle scuole tecniche e professionali, ma francamente non riusciamo a non associare a uno sviluppo che sia veramente in grado di mantenere il necessario differenziale di competenze e di capacità con i Paesi di recente industrializzazione, senza una adeguata disponibilità di risorse provenienti da studi universitari per gestire “sistemi comunque complessi”. Suvvia, trentaquattresimi su 36 Paesi OCSE!

Per favore, cosa ne pensate?

di Michele Rossi

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