Meccanica in pole position

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Lavorazioni meccaniche d’eccellenza indirizzate prevalentemente ad un settore di nicchia davvero prestigioso come quello delle auto da competizione consentono ad una società modenese di raggiungere spesso posizioni in prima fila e di guadagnarsi poi anche il podio. Vediamo come.

Domenica 17 marzo 2013, per la gioia dei tanti appassionati di motori, è ritornato l’emozionante spettacolo della Formula 1. Teatro della prima delle 19 tappe in programma  il circuito australiano di Melbourne che, come si ricorderà, ha visto l’inattesa vittoria della Lotus di Kimi Raikkonen, seguita dalla Ferrari F138 di Fernando Alonso e dalla Red Bull del campione del mondo in carica, Sebastian Vettel. Quel giorno, dopo mesi di febbrile attività, tecnici meccanici, elettronici nonché “maghi” di mescole per le gomme in forza nelle varie scuderie hanno finalmente potuto vedere all’opera, in una gara serrata, il risultato delle loro fatiche pronti a rilevarne pregi ed eventuali difetti a cui rimediare. Sfide, quelle che si compiono periodicamente nei vari gran premi in giro per il pianeta, dove è ancora la meccanica la leader assoluta, con le sue innovazioni relative sia alla parte motore che telaistica, senza voler nulla togliere all’importanza acquisita negli anni dalla componente elettronica e da quella degli pneumatici ai fini della completa affidabilità delle monoposto in oggetto. Ad affermarlo è la Fim-Premec S.r.l., una delle protagoniste, seppur dietro le quinte, del grande spettacolo della Formula 1, e di altre competizioni simili, incontrata proprio nella città simbolo dell’automobilismo sportivo italiano, nonché culla delle vetture col cavallino rampante: Modena.

 

Trucioli da Formula 1… 

«Che la meccanica nel mondo dei motori, con particolare riferimento alle auto da competizione, continui ad interpretare il ruolo di maggior peso non lo può negare nessuno – ribadisce Enrico Vescogni, direttore commerciale della ditta emiliana -. E per essere più esplicito aggiungo che la perfetta riuscita di un nuovo modello è determinata almeno per il 70% da una felice scelta delle varie parti meccaniche». Apparentemente molto giovane, visto che è stata costituita nel 2000, di fatto la Fim-Premec può contare sull’ampia esperienza maturata nel campo delle lavorazioni ad asportazione di truciolo di precisione dalle due realtà industriali che unendosi le hanno appunto dato vita. Allo spericolato ma coinvolgente sport delle quattro ruote, dove la tecnologia si esprime sempre al top, essa oggi riserva un’importante dose di energie e per dare un’idea della considerazione e della fiducia che è riuscita a conquistarsi in questa ambita cerchia basterebbe citare solo un paio di team di Formula 1 con in quali collabora: Red Bull e Ferrari. Ma il suo contributo, rimanendo a quella che è un po’ la regina delle competizioni automobilistiche, va pure alle scuderie Mercedes, Force India e Toro Rosso, mentre, per il futuro, auspica di poter mettere la propria firma  anche su bolidi che sfrecciano in analoghe manifestazioni agonistiche ospitate negli autodromi americani, come i campionati IndyCar, Nascar e Drug Racing, seguiti con crescente entusiasmo. Come si esplica la partnership con l’autorevole clientela suddetta lo spiega il nostro interlocutore: «In linea di massima siamo in grado di ricavare dal pieno, con tolleranze micrometriche, qualsiasi particolare ci venga richiesto attraverso l’invio del disegno dello stesso con le relative matematiche, sia che riguardi il motore che il telaio. Naturalmente la disponibilità nei loro confronti deve essere totale con tempi di risposta rapidissimi, anche da un giorno all’altro, perché un GP non può attendere; del pari importante è inoltre la riservatezza che dobbiamo garantire al 100% su ogni commessa evasa, quasi sempre contraddista dalla sua unicità».

 

… ma anche per la Moto GP e non solo

Il discorso sulla segretezza e singolarità di ogni pezzo realizzato ci stuzzica alquanto e così proviamo a chiedere al direttore commerciale se può illustrarcene uno fra i più complessi partoriti in officina, pur senza entrare nei dettagli. La risposta arriva, ma non riguarda un componente di una famosa auto, bensì quello di una due ruote, anch’essa motorizzata e con un marchio che non ha bisogno di presentazioni: Ducati Corse. «Si tratta di una forcella impiegata dalla casa bolognese nel campionato Moto GP dell’anno scorso: di alluminio e lavorata completamente dal pieno, essa ha richiesto un impegno davvero speciale, anche in termini di ore di lavoro, per poter rispettare gli stretti margini di tolleranza impostici. Compito alla fine premiato da un risultato molto soddisfacente. Posso aggiungere che indicativamente presentava uno spessore di 2 mm, una larghezza di 30 cm e una lunghezza di 50 cm». Oltre a prototipi e ai diversi particolari creati per soddisfare le necessità della clientela operante nel settore automotive, da qualche anno suo principale mercato di sbocco, la società continua ad occuparsi, seppur in minor misura rispetto al passato, della progettazione, costruzione e montaggio di attrezzature meccaniche ed idrauliche di ogni tipo destinate agli altri comparti di riferimento, attività che una volta assorbiva quasi interamente le giornate lavorative e poi via via ridotta a causa della recessione in cui è entrata l’economia del Paese. «A qualsiasi settore sia indirizzata la nostra offerta – interviene Enrico Vescogni -, l’esigenza primaria dei committenti è quasi sempre la stessa: articoli di alta qualità, margini di errore ridotti all’osso, prezzi competitivi. Richiesta impossibile da soddisfare senza un adeguato parco macchine e personale specializzato in grado di farle rendere al meglio». Elementi di cui non difetta l’officina dove oltre venti operatori seguono altrettanti e forse più impianti produttivi che per contenuto tecnologico ed affidabilità di certo reggono il paragone con le macchine di Formula 1. All’opera vediamo: centri di lavoro a 3, 4 e 5 assi (alcuni asserviti da robot), fresatrici universali a 4, 5 e 6 assi, centri di fresatura a 5 assi, torni CNC con asse C e 12 teste motorizzate, rettifiche per esterni ed interni, alesatrici, affilatrici, stozzatrici e una elettroeroditrice a filo.

 

Un sogno a stelle e strisce

«La meccanica da noi praticata, per niente generica, ma che anzi potremmo definire d’élite, è senza dubbio gratificante – confida il direttore commerciale -, però anch’essa ha il suo rovescio della medaglia: quando si esce da nicchie di mercato così raffinate come quella dell’automobilismo da competizione diventa più raro vederci riconoscere l’alto valore aggiunto dei nostri prodotti, lontani dal concetto di serie e nei quali la cura di ogni dettaglio è estrema. E talvolta addirittura rischiamo di risultare esosi. Di conseguenza nel perseguire la strada della diversificazione produttiva, nella quale crediamo fermamente, siamo un po’ obbligati ad orientarci soprattutto su branche industriali di un certo livello, dove per intenderci la qualità è un must e il fattore prezzo non viene sempre messo al primo posto». Enrico Vescogni è giovane (40 anni appena compiuti) ed ama il suo lavoro, dunque ha molti traguardi che si prefigge di tagliare in futuro, anche se per il momento preferisce tenere ben saldi i piedi per terra in attesa che la crisi si faccia una volta per tutte da parte. «Sono del parere che il fondo sia già stato toccato, quindi ora possiamo attenderci solo miglioramenti, scordandoci però definitivamente i margini di guadagno di qualche anno fa. Dal domani mi aspetto ancora molto ed il mio impegno sarà volto a far crescere ancora di più l’azienda. Come? Cercando di affermarci anche in altri mercati, come l’aeronautico e l’aerospaziale, magari aggregandoci con altre imprese; creando un reparto ricerca e sviluppo, col quale ampliare il servizio alla clientela; arricchendo l’officina con nuove tipologie di impianti così da ridurre la dipendenza da fornitori esterni e, dulcis in fundo, ma questo è più che altro un sogno nel cassetto, aprendo una sede negli Stati Uniti». Ci congediamo dal nostro interlocutore domandandogli cosa si aspetta ancora la Fim-Premec dai costruttori di macchine utensili per aumentare la propria efficienza. «Solo maggior sollecitudine nell’assistenza – è la pronta risposta -, perché non possiamo permetterci di tenere un centro di lavoro fermo ai… box!».

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Meccanica a 300 all’ora

La Fim-Premec S.r.l. nasce a Modena 13 anni fa dalla fusione di due aziende da tempo già presenti nel settore della meccanica di precisione: la Fim, fondata a metà degli anni ’50 e specializzata nella costruzione di prototipi e calibri, e la Pre-Mec, attiva dal 1980 come produttore e assemblatore di attrezzature meccaniche. Grazie alle sue due carte migliori, professionalità delle maestranze e macchinari all’avanguardia la società emiliana è in grado di seguire il cliente dalla progettazione alla realizzazione del particolare richiesto (l’ufficio tecnico può ricevere modelli 3D nei formati più diffusi, quali Catia, V4-V5, Iges, ed elaborarli per le lavorazioni avvalendosi di evoluti sistemi Cad-Cam). Attualmente il 70% dell’attività è orientato al settore automobilistico, principalmente da competizione, compresa la Formula 1, seguito da quelli motociclistico, dei motoriduttori, macchine movimento terra, biomedicale, packaging, aeronautica e aerospaziale. Fra i materiali lavorati a farla da padrone è l’alluminio, di cui sono costituiti ben il 70% dei pezzi realizzati, mentre nella restante quota troviamo il titanio (10%) e poi ottone, bronzo, rame, plastica, acciaio e leghe speciali come l’Inconel. I particolari creati, in un range dimensionale da pochi mm fino a 1,5 metri di lunghezza, e con tolleranze dal millimetro al micron, quando necessario vengono sottoposti a trattamenti termici o superficiali, eseguiti da collaboratori esterni. Certificata UNI EN ISO 9001, la Fim-Premec serve una quarantina di clienti, occupa 27 dipendenti e fattura dai 4 ai 5 milioni di euro all’anno, cifra per il 15-20% dovuta all’export.

 

Superleghe in pista

Anche se l’alluminio continua a risultare il metallo prediletto dai progettisti di automobili da competizione, da qualche tempo c’è un nuovo materiale che nei bolidi su quattro ruote (ma anche in altri campi fra cui l’aeronautico) sta guadagnando sempre più strada, ed il suo nome e Inconel, marchio registrato della Special Metals Corporation. Esso appartiene alla famiglia delle superleghe a struttura austenitica principalmente a base di nichel-cromo (con percentuali di quest’ultimi, rispettivamente, del 48-72% e del 14-29%), ed oltre che per la sua leggerezza si distingue per l’ottima resistenza all’ossidazione, alle alte temperature e alla corrosione. La scelta di questa speciale lega, per fare un esempio concreto, ha permesso ad un noto costruttore automobilistico tedesco di ridurre il peso del silenziatore di scarico, destinato ad un suo modello di vettura sportiva, di oltre il 40%, alleggerendo la stessa di ben 9 kg. Un aumento della richiesta di prodotti in Inconel è stata anche registrato dall’azienda protagonista di queste pagine.

di Mario Palmisano

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