La fabbricazione additiva: un cammino in discesa

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Sono passati più di dieci anni dall’introduzione sul mercato delle tecnologie di prototipazione/produzione di pezzi con metodiche additive anziché per sottrazione di materiale. All’inizio si trattava di pezzi fragili, delicati, creati perlopiù a fini di visualizzazione estetica. Ma la nuova sfida era lanciata e in tempi rapidi i pezzi fragili estetici sono diventati anche funzionali, grazie alle caratteristiche implementate dei nuovi materiali. Il principale concetto informatore di queste tecnologie è senza dubbio la possibilità di realizzare pezzi a partire da un sistema Cad tridimensionale, praticamente senza limitazioni di complessità di forme e di superfici, comprese le forme libere. Oggi, dopo le prime diffidenze e anche alcune aspettative disattese, come sempre capita quando si tracciano nuove vie, queste tecnologie si stanno a pieno titolo conquistando spazi sempre maggiori, in affiancamento, meglio, a complemento, delle tecnologie tradizionali.

Ovviamente siamo ancora agli inizi e siamo al corrente che sotto traccia si muovono diverse aziende multinazionali che investono in ricerca e sviluppo, anche se non sempre lo stato dell’arte dei lavori è messo a disposizione della pubblica conoscenza, come si suole dire “in itinere”. Del resto, la sfida è potenzialmente ricca, se è vero, come è vero, che a queste tecnologie sono interessate, come utilizzatori, le più diversificate imprese, dal medicale, al dentale, al motorsport, all’aeronautica. Praticamente tutti i settori nei quali si lanciano prototipi e piccole serie, ma anche nei cosiddetti settori di “massa personalizzata”. Tutti i settori nei quali è necessario progettare un alleggerimento di pezzi. Oggi il design non ne può fare a meno anche perché i costi delle macchine più semplici, le cosiddette stampanti tridimensionali, stanno diventando accessibili.

Le frontiere sono ambiziose: potere produrre parti e componenti anche di medie dimensioni con polveri di materiali “nobili” e di nuovo sviluppo. Trattasi del Rapid Manufacturing per produrre parti e componenti già finite, senza necessità di ripresa alla macchina utensile. Naturalmente non siamo in grado oggi di affermare se quanto sopra scritto “a complemento delle tecnologie tradizionali” sarà sempre veritiero o se si tratterà, nel tempo di una vera e propria erosione di mercato rispetto alle tecnologie che molti di noi considerano mature. Piuttosto preferiamo auspicare che in un mondo che sta evolvendo forse troppo rapidamente per comprenderne appieno le dinamiche, la disponibilità di più tipologie di strumenti tecnologici progettuali e produttivi apporterà grandi benefici alle nostre imprese che potranno posizionare un numero sempre maggiore di frecce nell’arco della competizione internazionale. Ma “nessun dorma”!

di Michele Rossi

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