Assemblea Ucimu: boom dell’export, nuovo crollo del mercato interno

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Effetti di un comparto in difficoltà, ma che, rappresentando la colonna portante e uno dei principali fiori all’occhiello del Paese, riesce comunque a ritagliarsi strade alternative, in grado di mantenere alto il suo forte valore competitivo. Nel 2012, l’industria italiana della meccanica si è confermata terza nella classifica degli esportatori. E’ invece risultata quinta tra i produttori, cedendo – anche se di poco – un posto rispetto all’anno passato alla Corea del Sud. La produzione, in crescita dell’1,3%, si è attestata a 4.826 milioni di euro, trainata dalla straordinaria performance delle esportazioni che, salite dell’11,1%, hanno raggiunto la quota record di 3.621 milioni di euro. Dati molto interessanti, che però nascondono un aspetto più amaro sul mercato nazionale. Il consumo interno, infatti, è ancora sceso del 18,1% e si è ridotto a 2.089 milioni di euro, penalizzando ulteriormente le consegne, che accusano un pesante meno 19,7% e non vanno oltre i 1.205 milioni. Fisiologici, quindi,  i riflessi sulle importazioni: meno 15,7%, per un business complessivo di poco superiore agli 880 milioni di euro. Questo, in sintesi, il quadro 2012 presentato da Luigi Galdabini lunedì pomeriggio, in occasione dell’annuale assemblea dei soci Ucimu, che ha visto, tra gli altri, la partecipazione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.

Il rallentamento evidenziato dai dati di consuntivo 2012, rispetto a quanto registrato l’anno precedente, sarà ancora più evidente nel 2013: la produzione resterà stabile (-0,1%), ma le esportazioni cresceranno solo dell’1,8%; il consumo italiano subirà l’ennesimo ridimensionamento, perdendo il 4%; soffriranno le consegne dei costruttori sul mercato interno, che caleranno del 5,8%.

Per quanto riguarda l’export, nel 2012, la Cina si è confermata il primo mercato di destinazione del made in Italy di settore, seguita da Stati Uniti, Germania, Russia, Francia e Brasile. Anche l’ultima rilevazione disponibile, relativa al periodo gennaio-marzo 2013, vede la Cina salda al primo posto nella graduatoria dei paesi di sbocco, seppur in deciso rallentamento (-16,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Seguono Stati Uniti (-14,6%), Germania (-3,3%), Russia (+7,2%), India (-18,5%) e Brasile (-5,2%).

Nel 2012 – ha affermato Luigi Galdabini, presidente di Ucimui tre quarti della produzione nazionale di settore sono stati destinati oltreconfine. Questo dato, oltre a dimostrare la capacità delle imprese italiane di ben presidiare le aree vicine e lontane, esprime però la profonda difficoltà in cui versa il mercato nazionale, la cui domanda di macchinari non riesce a ripartire. Un problema – ha continuato – che riguarda non soltanto i costruttori di macchine utensili ma tutto il sistema economico del paese per il quale il mancato (o scarso) investimento in tecnologia di produzione significa arretramento del sistema manifatturiero a tutti i livelli della filiera produttiva. A questo proposito – ha dichiarato Galdabiniaccogliamo con favore il provvedimento di agevolazione degli investimenti in beni strumentali sul modello della Legge Sabatini che il governo ha inserito nel Decreto del Fare. Occorre però che si acceleri la fase di finalizzazione, affinché i contributi stanziati siano adeguati alle reali esigenze e affinché essi siano già disponibili a partire dall’inizio del 2014. Viceversa – ha ammonito –, l’annuncio, cui non corrisponde l’operatività della misura, rischia di bloccare ulteriormente e posticipare l’acquisto di beni strumentali già pianificati in questa ultima parte dell’anno, in attesa che il provvedimento entri effettivamente in vigore. Il rilancio del consumo di beni strumentali – ha aggiunto il numero uno dell’Associazione – troverebbe poi un utile strumento nella liberalizzazione delle quote di ammortamento degli investimenti in mezzi di produzione, attraverso il quale le imprese utilizzatrici potrebbero ripartire le quote di ammortamento del bene acquistato in tempi liberi. Tale provvedimento non incide, nel medio termine, sulle casse dello stato poiché implica soltanto la traslazione degli incassi per l’erario”. C’è poi la questione relativa alla revisione dei coefficienti tabellari “da adeguare all’effettiva durata utile del bene strumentale, cosicché gli investimenti delle imprese non siano più penalizzati”.

Sui problemi della ricerca tecnologica: “Occorre un sistema strutturale di agevolazioni fiscali che permetta di incentivare l’attività di innovazione svolta dalle imprese in autonomia o con il supporto di enti e università – ha sottolineato Galdabini -. In particolare chiediamo la reintroduzione del credito di imposta per l’attività di ricerca e sviluppo, come era previsto dalla legge 296/2006 a patto che l’accesso al bonus sia liberato dal sistema di prenotazione telematica (click-day) assolutamente non premiante, oltre a ciò auspichiamo l’entrata in funzione del bonus – così come previsto nel decreto del governo Monti – per gli sgravi fiscali per le imprese che assumono personale altamente qualificato. D’altra parte – ha precisato – il rallentamento dell’export è evidente, e lo sarà ancora di più nei mesi a venire, per questo i costruttori di macchine utensili propongono l’abbattimento dell’Irap sul personale per una quota pari al rapporto export/fatturato dell’impresa, con l’obiettivo di premiare le imprese più virtuose e di stimolare il processo di internazionalizzazione di quelle che ancora sono fortemente orientate a operare sul mercato nazionale. Infine – ha concluso Galdabini -, in merito al sistema dei mini-bond, vere e proprie obbligazioni emesse dalle PMI e sottoscritte da investitori istituzionali, esse sono potenzialmente ottimi strumenti per il rafforzamento della struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa perché ovviano al problema dell’accesso al credito oggi particolarmente difficoltoso. Chiediamo però a Confindustria di spronare ancora di più gli investitori istituzionali a rendere disponibili i fondi”.

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