Rosario Palmeri, alcune idee per la meccanica del futuro

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Rosario Palmeri, amministratore delegato di Zayer Italia S.r.l..
Rosario Palmeri, amministratore delegato di Zayer Italia S.r.l..

Abbiamo intervistato Rosario Palmeri, amministratore delegato di Zayer Italia S.r.l.

L’Europa manifatturiera è alla ricerca di nuove strade per competere nel mondo globalizzato: quali indirizzi generali dovrebbe darsi per continuare a creare sviluppo?

L’Europa ha sicuramente una grande esperienza nella costruzione di macchine utensili, possiamo dire che da questa esperienza sono partite poi tutte le aziende che, nel mondo, producono le ‘macchine madri’. La base da cui partire per creare sviluppo è, essenzialmente, iniziare a creare sviluppo. Mi si perdoni l’apparente bisticcio di parole, ma per superare le offensive commerciali portate dai Paesi emergenti, tutte le Case costruttrici di macchine utensili puntano sull’innovazione, sulla creazione di maggiore valore aggiunto. Partire dalla grande esperienza maturata per vendere qualcosa che va oltre la semplice “macchina”, ma diventa “soluzione produttiva”. Non limitarsi a costruire una macchina, ma partire dalle problematiche e, mettendo a frutto l’esperienza accumulata, arrivare a proporre soluzioni. Si tratta di due strade completamente diverse, di cui la seconda risulta essere molto più onerosa per le Case, ma credo sia l’unica arma disponibile per evitare trattative basate esclusivamente sul prezzo“.

I sistemi manifatturieri tedesco, spagnolo e italiano differiscono per molti aspetti, per esempio per le diverse dimensioni di impresa e per i diversi rapporti con i sistemi bancari: tenuto conto delle difficoltà generali di crescita, ci aiuta a immaginare come si sta configurando, in particolare, la geografia della meccanica europea?

Parlando dei Paesi che hanno fatto la storia della macchina utensile, possiamo individuare tre aree di cultura e tradizioni diverse. La Germania ha da sempre una cultura, un atteggiamento verso il lavoro, esteso anche alla società civile, molto rigido, con valori forti e stabili. Le loro aziende sono tra le più grandi del continente e di conseguenza anche il rapporto tra il costruttore e i suoi clienti risulta diverso rispetto a quanto accade in Spagna o Italia. La struttura stessa del tessuto industriale tedesco è strettamente interconnesso con il sistema bancario: entrambi fatti di solidità, grandi dimensioni e grande rispetto e attenzione reciproca. Una situazione molto positiva, che si è tradotta in tutti questi anni nella “locomotiva tedesca” che ha trainato lo sviluppo in Europa. In Italia la struttura è formata da aziende medio piccole, essenzialmente di matrice artigiana, con un numero limitato di dipendenti, che raramente supera le 50 unità. Queste aziende si rivolgono a settori molto diversi, sopperendo con un’abilità ed un ingegno tutto italiano alle difficoltà causate dall’accesso al credito e alla frammentazione del tessuto produttivo. Frammentazione di cui sono contemporaneamente causa e vittima e che impedisce loro di andare ad occupare nello scenario internazionale la posizione che la loro competenza e professionalità meriterebbero. La situazione in Spagna è una sorta di “via di mezzo” tra la situazione italiana e quella tedesca: ci sono aziende di grandi dimensioni che vivono accanto a realtà di dimensioni più modeste. D’altra parte la Spagna è stata terreno di conquista da parte di aziende italiane e tedesche – basti pensare al settore automotive – e l’industria delle macchine utensili, concentrata nella zona dei Paesi Baschi, riflette questa eredità. Passando ai rapporti con le istituzioni bancarie, in Germania assistiamo a rapporti solidi tra aziende e banche. Le aziende non investono se non dispongono della necessaria liquidità, propria o risultante da un finanziamento bancario. Come detto in precedenza, il mondo dell’impresa e quello finanziario si stimano e si rispettano e i rapporti reciproci riflettono questa impostazione. L’istituzione bancaria svolge correttamente il suo lavoro, analizzando i progetti e finanziando quelli ritenuti competitivi in modo trasparente e sollecito. Situazione analoga in Spagna, con rapporti forti tra sistema industriale e bancario che finanzia l’impresa e la sostiene nello sforzo di innovazione e di crescita. Entrambi operano nella direzione di uno sviluppo della dimensione Paese, con accortezza ma profonda determinazione. Il risultato è un tessuto finanziario-produttivo solido ed in grado di far competere il Paese a livello internazionale. In Italia, invece, i rapporti con il sistema bancario sono complessi e, spesso, non facili. In ultima analisi il posto dell’istituzione banca è stato delegato e sono preponderanti le società di leasing, cosa pressoché sconosciuta nelle altre due realtà prese in considerazione. Questa particolarità rende ancora più difficile la crescita e gli investimenti nel nostro Paese, e può essere identificata come una delle cause della minore competitività del sistema nel suo complesso. L’imprenditore italiano si confronta con molte difficoltà burocratiche e di competitività poi, quando riesce a trovare sbocchi produttivi per la sua azienda e ritiene di poter investire in innovazione e miglioramento della propria azienda, inizia il calvario della ricerca di finanziamenti. Il risultato è che spesso si cerca lo sviluppo anche in situazioni non ottimali, consci del fatto che solo una percentuale limitata delle operazioni impostate arriverà in porto. Culturalmente il tedesco non investe se non ha disponibilità economica e la certezza di un ritorno dell’investimento. Lo spagnolo vede più lontano, rischia un po’ di più, e ha  disponibilità economiche garantite da un sistema bancario che lo appoggia. L’italiano si assume rischi molto più elevati che derivano dal voler cavalcare le occasioni possibili anche per superare le sue enormi difficoltà di accesso al credito“.

Competitività esasperate e criticità di crescita spingono anche il comparto delle macchine utensili ad adottare politiche commerciali molto fluttuanti, anche dovute a variazioni monetarie: quali strategie operative sta adottando Zayer?

Zayer ha sempre realizzato macchine non di serie, ma espressamente dedicate alla risoluzione dei problemi dei clienti. In realtà, per potere combattere in questo momento di crisi, caratterizzato da un limitato numero di ordini e da una forte competizione tra i produttori, si è dovuto investire molto in innovazione. Abbiamo infatti ben 5 modelli nuovi progettati con una filosofia decisamente innovativa: molte parti, come le teste, i motori, le traverse, gli slittoni, i bancali, i controlli numerici sono state rese comuni a diversi modelli in modo da ottenere importanti economie di scala. La nuova progettazione ad elementi finiti ha permesso di ottenere componenti con la tradizionale rigidità Zayer ma con minori necessità di lavorazione meccanica successiva, pesi più contenuti e migliore dinamica. In pratica abbiamo migliorato la qualità della macchina riducendo i costi di produzione, con vantaggi che abbiamo ovviamente ribaltato al mercato. Zayer oggi offre macchine che rispettano i tradizionali canoni meccanici e costruttivi che hanno reso famoso questo marchio, quali la rigidità e la durata nel tempo, con performance migliori e prezzi più contenuti“.

Su quali innovazioni sta puntando Zayer?

Come già illustrato la strategia di unificazione dei componenti è stata una scelta estremamente positiva, ad esempio le teste di lavoro sono state tutte ottimizzate e unificate. Altro punto importante è stata la nuova tecnica di progettazione e realizzazione delle fusioni che si presentano più rigide e contemporaneamente più leggere ma, soprattutto, con una minore necessità di lavorazione meccanica successiva. Come è facile intuire la somma della riduzione di materiale e la lavorazione più limitata si traducono in minori costi di produzione. Ma sicuramente la carta vincente è stata la capacità di ascolto di Zayer in tutti questi anni. Affrontare sempre i problemi dei clienti ha fatto sì che entrassero nella nostra mentalità, che si è evoluta in una logica di soluzione di problemi. E tutte queste soluzioni sono diventate poi patrimonio dell’azienda, applicate a tutte le macchine prodotte. I risultati sono evidenti e visibili, in termini di ergonomia, di minori consumi, di costi limitati e caratteristiche funzionali sempre di primissimo piano“.

Ci può descrivere le caratteristiche di una macchina di punta per il contenuto innovativo, che ritiene particolarmente adatta per il mercato italiano?

Innanzitutto occorre sottolineare come non ci sia una macchina “specifica” per il mercato italiano, che è estremamente vario e composito. In Italia ci sono clienti molto diversi tra loro, come dimensione e approccio al lavoro e si spazia in moltissimi settori diversi, dagli stampi e attrezzature per automotive all’industria aerospaziale, dalle componenti per l’energia al ferroviario che mostra fortissimi segni di ripresa. Zayer dispone di macchine per ognuno di questi settori e risulta quindi difficile proporne una sola. Da questa convinzione la proposizione di ben cinque macchine diverse, come tecnologia e dimensioni, ma tutte perfettamente adeguate a dare soluzioni produttive al mercato italiano. La gamma Zayer dispone di ben tre modelli di portale: quella classica con tavola mobile (Tebas), portale mobile banco fisso (Thera), portale ad alta velocità, con spalle ferme (Neos, Memphis). La banco fisso (Xios), proprio questo settore sta ottenendo un nuovo successo: le vecchie macchine pur valide necessitano di sostituzione e di innovazione ed ecco riaprirsi un mercato che pareva statico. Nella gamma Zayer anche le grandi macchine a montante mobile con piano a terra, la Kairos. Oltre tutte le altre macchine in produzione da tempo, quali le GMCU gantry di grosse dimensioni, le 30 KCU fresalesatrici a colonna mobile, 30 KMCU a montante mobile e banco fisso, ecc… In ciascuna di queste diverse tipologie c’è la macchina adatta al mercato italiano, proprio per la varietà e la vivacità tipiche di questo mercato“.

Concludendo, ci può descrivere una sua idea di Fabbrica del futuro competitiva?

La fabbrica del futuro competitiva è innanzitutto quella che ha superato questa crisi e ha tratto da questo difficile momento spunti di rinnovamento e ottimizzazione. La chiave di volta è sicuramente da ricercare nell’efficienza, nella riduzione dei tempi morti e delle spese eliminabili, sia in termini di processo sia di consumi. E questo concetto è da applicare in primis alle case costruttrici di macchine utensili, che hanno gli stessi identici problemi dei loro clienti gravate dall’onere di dover anticipare i tempi per pensare oggi soluzioni che saranno proposte domani per essere operative dopodomani. La proiezione nel futuro è una fabbrica più razionale, che utilizza meno energia per sviluppare lo stesso lavoro, che impiega meglio le macchine sfruttando fino in fondo le loro caratteristiche, senza ricercare prestazioni esasperate, ma ricercando l’equilibrio più produttivo possibile. A questo proposito ricordo la gamma di macchine lanciata da Zayer già alcuni anni oro sono: la Alto Rendimento. Quando tutti parlavano di Alta Velocità, noi ci occupavamo già di fornire prestazioni reali e utili a migliorare il lavoro. Non numeri iperbolici nelle velocità, ma una reale capacità di asportazione di truciolo funzionale alla produzione“.

di Michele Rossi

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